A più di otto anni dall’uscita di Hereditary, il film che ha consacrato Ari Aster come una delle voci chiave del cosiddetto “elevated horror”, o almeno così è stato per un paio d’anni. Poi il regista di Midsommar ha consciamente deciso di allontanarsi dall’horror tradizionale, con film tutt’altro che conciliatori come Beau ha paura ed Eddington. Durante un Q&A, il regista ha svelato un dettaglio finora rimasto sconosciuto rispetto al film del 2018: ha scritto un prequel della pellicola, ma al momento non ha alcuna intenzione di realizzarlo.
Parlando del futuro del (potenziale) universo narrativo di Hereditary, Aster ha spiegato che esiste già una storia ambientata prima degli eventi raccontati nel film.
Ari Aster ha scritto un prequel di Hereditary
Durante l’incontro con il pubblico a seguito di una proiezione proprio del film del 2018, il regista ha confermato di aver sviluppato una sceneggiatura prequel dedicata al mondo di Hereditary, senza però lasciare intendere che il progetto possa trasformarsi in un film nel prossimo futuro.
“Ho scritto un prequel di questo film. Non sembra mai il momento giusto. È un prequel, non un sequel, quindi non so dove possa andare.”
Una dichiarazione che inevitabilmente alimenterà la curiosità degli appassionati, considerando quanto l’universo costruito in Hereditary si presti a ulteriori approfondimenti, soprattutto riguardo alla storia della famiglia Graham e al culto demoniaco di Re Paimon.

Uscito nel 2018, Hereditary rappresentò l’esordio alla regia cinematografica di Aster e contribuì a ridefinire l’horror americano degli anni successivi. Il film, interpretato da Toni Collette, Alex Wolff, Milly Shapiro e Gabriel Byrne, racconta la progressiva disintegrazione della famiglia Graham dopo la morte dell’anziana matriarca, trasformando un dramma familiare in un incubo sempre più disturbante e soprannaturale.
Il regista continua a prendere le distanze dall’etichetta di “elevated horror”
Nel corso della stessa conversazione, Aster è tornato anche su una definizione che lo accompagna ormai da anni: quella di autore di “elevated horror”, espressione utilizzata spesso per descrivere film horror particolarmente autoriali o ricchi di sottotesti psicologici e sociali.
Il regista ha però ribadito di non apprezzare affatto questa classificazione.
“Odio il termine ‘elevated horror’, soprattutto perché è una specie di scatola nella quale sono stato inserito e molti appassionati dell’horror si sono sentiti offesi da questa definizione.”
Dopo Hereditary, Aster ha consolidato il proprio rapporto con A24 dirigendo film come Midsommar, Beau ha paura ed Eddington, opere che hanno ulteriormente ampliato il suo percorso artistico e lo hanno allontanato sempre di più da qualsiasi tentativo di richiudere il suo cinema in un’etichetta preconfezionata.

Danny DeVito tentò di finanziare Hereditary
Secondo Aster, l’attore e produttore aveva cercato di sostenere economicamente il progetto, senza però riuscire a reperire i fondi necessari per portarlo avanti.
Il regista ha quindi scelto un altro finanziatore, una decisione che, a suo dire, si trasformò rapidamente in una delle esperienze più difficili della sua carriera.
“Il film finì nelle mani di un finanziatore che era, come possiamo dirlo? Peggiore.”
Aster ha evitato di fare il nome della persona coinvolta, spiegando di non voler riaprire vecchie questioni, ma ha descritto quel periodo come estremamente complicato.
“Ho paura anche solo di fare il suo nome perché potrebbe tornare nella mia vita. Era davvero un incubo. Gli avevo praticamente ceduto la mia vita e il film. Mi teneva nel palmo della sua mano.”
Una battaglia per proteggere Hereditary

Aster ha raccontato che la fase finale della lavorazione fu particolarmente stressante, perché dovette combattere per preservare la propria visione creativa.
“È stato uno dei periodi più bui della mia vita, cercando di completare il film e proteggerlo, impedendo che andasse completamente fuori controllo.”
Nonostante le difficoltà produttive, Hereditary si è trasformato in uno dei film horror più influenti degli ultimi anni, diventando il punto di partenza della carriera di Ari Aster e contribuendo alla crescita della nuova identità di A24.
