Scalfire la roccia, la recensione

Scalfire la roccia, la recensione

Scalfire la roccia, la recensione

Dopo essere stato presentato lo scorso anno al Sundance film festival, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria, e a pochi giorni dalla cerimonia di premiazione degli Oscar 2026, dove si gioca la statuetta per il Miglior Documentario, arriva nelle sale italiane Scalfire la roccia. Il film, diretto a quattro mani da Sara Khaki e Mohammadreza Eyni, ci porta in un piccolo e rurale villaggio iraniano dove una donna si appresta a fare l’impensabile: candidarsi al ruolo di consigliera comunale.

Sara Shahverdi diventa così la prima donna a essere eletta nel consiglio comunale nel suo villaggio, un ruolo che la pone inevitabilmente al centro di una realtà ancora profondamente segnata da consuetudini patriarcali.

Decisa a scardinare abitudini radicate da generazioni, Sara promuove iniziative che mirano a offrire alle ragazze nuove possibilità di autonomia: insegna alle adolescenti a guidare la moto, incoraggiandole a occupare spazi tradizionalmente negati, e si batte contro la pratica dei matrimoni precoci che continua a limitare il futuro di molte giovani.

Sospetti e ostilità

Il suo impegno, però, non tarda a suscitare sospetti e ostilità all’interno della comunità. Alcune accuse iniziano a mettere in dubbio le reali motivazioni della sua battaglia per l’emancipazione femminile, trasformando rapidamente il suo ruolo pubblico in un terreno di scontro.

Scalfire la roccia, la recensione

Mentre il dibattito si accende e le tensioni crescono, Sara si trova costretta a difendere non solo il proprio lavoro politico, ma anche la propria reputazione e la propria identità, messe improvvisamente sotto esame da una società che fatica ad accettare il cambiamento.

Uno sguardo partecipe

Il documentario sceglie di rimanere costantemente accanto alla sua protagonista, lasciando che la forza della personalità di Sara Shahverdi emerga quasi senza mediazioni. Attraverso uno sguardo partecipe ma mai invasivo, il film restituisce con chiarezza il peso di un contesto sociale ancora rigidamente patriarcale: un luogo in cui ragazze poco più che dodicenni vengono spinte verso matrimoni precoci con persone di vent’anni più vecchie e in cui divorzio è un impraticabile percorso kafkiano.

Scalfire la roccia, la recensione

Una luce di speranza

In questo scenario, la vittoria elettorale di Shahverdi appare come un segnale di cambiamento, una possibilità concreta di incrinare un ordine sociale consolidato. Eppure anche i momenti di festa che accompagnano la sua elezione sono attraversati da una misoginia latente che non scompare mai del tutto.

Scalfire la roccia, la recensione

È proprio dentro questa tensione che il film costruisce il ritratto di una figura straordinaria, capace di trasformare la propria determinazione in un gesto politico e simbolico. Una fierissima luce di speranza in un luogo però ancora troppo buio per essere illuminato.

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