Lars von Trier è tornato a parlare pubblicamente delle proprie condizioni di salute, a quattro anni dalla diagnosi di Parkinson annunciata nel 2022. Il regista danese, autore di Dogville, Melancholia e Dancer in the Dark, è protagonista di un filmato di 23 minuti realizzato insieme alla figlia Agnes Trier, nel quale riflette sulla malattia, sulla propria carriera e sull’eredità che vorrebbe lasciare.
La conversazione fa parte di Descendant, una mostra d’arte curata dallo stesso von Trier, presentata durante l’estate al Willumsens Museum in Danimarca e successivamente trasferita alla Thiel Gallery di Stoccolma, dove rimarrà aperta fino a gennaio.
Si tratta di una delle rare apparizioni pubbliche del regista negli ultimi anni. Dopo l’annuncio della diagnosi, infatti, gli aggiornamenti sulle sue condizioni e sullo sviluppo di After, il film al quale sta lavorando, sono arrivati principalmente attraverso i produttori Peter Aalbæk Jensen e Louise Vesth.
Lars von Trier racconta la malattia: «Faccio fatica a entusiasmarmi per qualsiasi cosa»
Durante la conversazione, Agnes Trier chiede al padre come si senta. La risposta del regista è particolarmente diretta.
«Ho una malattia che non augurerei al mio peggior nemico».
Von Trier racconta di sentirsi molto male, di convivere con una forte ansia e di avere sempre maggiori difficoltà a trovare entusiasmo nelle attività quotidiane. La riflessione si sposta poi sul significato della sua carriera cinematografica e su ciò che vorrebbe lasciare dopo di sé. Il regista riconosce di essere profondamente legato ad alcuni dei film che ha realizzato e di desiderare che continuino a essere ricordati. Allo stesso tempo, esprime una visione disincantata del valore della propria opera di fronte alla sofferenza e al trascorrere della vita.
«Faccio fatica a entusiasmarmi. Ci sono alcuni miei film a cui tengo profondamente. Naturalmente vorrei che facessero parte della mia eredità, ma nel quadro generale delle cose, con il dolore, gli alberi che lasciano cadere i loro semi sulla terra e tutto il resto, non significa nulla».
«Non ho mai fatto un film per soldi»: von Trier riflette sulla propria carriera
Nonostante il tono doloroso di alcuni passaggi, la conversazione lascia spazio anche all’ironia che ha spesso contraddistinto le dichiarazioni del regista. Von Trier ricorda, per esempio, una vecchia lettera particolarmente sgradevole ricevuta dal pittore danese Per Kirkeby, scomparso nel 2018, a proposito di uno dei suoi film. Ripensando all’episodio, lo definisce scherzosamente uno «stronzo» e scoppia a ridere.

Racconta inoltre un aneddoto su una tartaruga che aveva da bambino, alla quale attribuisce ironicamente un disturbo ossessivo-compulsivo. Un altro momento della conversazione riguarda gli artisti scelti per Descendant, tra cui Edvard Munch e August Strindberg.
Agnes Trier osserva che molti di loro furono considerati degli idioti dai propri contemporanei e chiede al padre se abbia mai avuto la sensazione di essere giudicato allo stesso modo. Von Trier risponde affermativamente, arrivando a suggerire che proprio quella percezione abbia contribuito al suo successo. Il regista ribadisce inoltre di non aver mai realizzato un film per ragioni economiche, ma soltanto perché sentiva la necessità di portare sullo schermo una determinata opera nel modo in cui l’aveva immaginata.
After, a che punto è il possibile ultimo film di Lars von Trier?
Le nuove dichiarazioni arrivano mentre resta incerto il futuro di After, il progetto cinematografico al quale von Trier lavora da tempo e che potrebbe diventare il suo ultimo film. Secondo gli aggiornamenti riportati negli ultimi mesi, le riprese non sono ancora iniziate e la sceneggiatura sarebbe stata completata soltanto ad agosto. Il produttore Peter Aalbæk Jensen aveva spiegato che la malattia ha conseguenze sulle condizioni fisiche del regista, precisando però che le sue capacità intellettuali rimangono integre.
