28 anni dopo 3, Danny Boyle dà un nuovo aggiornamento e non è particolarmente incoraggiante

28 anni dopo 3, Danny Boyle dà un nuovo aggiornamento e non è particolarmente incoraggiante

28 anni dopo 3, Danny Boyle dà un nuovo aggiornamento e non è particolarmente incoraggiante

Il terzo capitolo della saga di 28 anni dopo potrebbe richiedere più tempo del previsto. Danny Boyle ha confermato che Alex Garland ha già completato la sceneggiatura del nuovo film, ma ha spiegato che il progetto non rappresenta attualmente una priorità, soprattutto a causa delle difficoltà legate al finanziamento.

Il regista ne ha parlato durante un incontro organizzato nell’ambito del BFI London Film Festival, dove ha ripercorso la propria carriera in una conversazione con Matt Belloni di Puck.

Nonostante il finale di 28 anni dopo – Il tempio delle ossa abbia preparato il terreno per un nuovo capitolo, la realizzazione del film rimane quindi incerta.

Nel corso dell’incontro, Boyle ha affrontato anche un altro argomento particolarmente discusso: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel suo nuovo lungometraggio Ink, dedicato alla nascita del quotidiano britannico “The Sun” e all’ascesa di Rupert Murdoch.

28 anni dopo 3, Danny Boyle conferma che Alex Garland ha già scritto la sceneggiatura

Interrogato sul futuro della saga, Danny Boyle ha spiegato che il terzo film è già stato sviluppato sul piano della scrittura, ma che mancano ancora le condizioni economiche necessarie per procedere.

«Alex ha scritto una sceneggiatura fantastica. Abbiamo soltanto bisogno di soldi. Ma spero che il film si faccia», ha dichiarato il regista.

Boyle ha poi aggiunto che Alex Garland è attualmente impegnato in un altro progetto di grande portata: l’adattamento cinematografico di Elden Ring, il videogioco sviluppato da FromSoftware, che Garland scriverà e dirigerà per A24. Questo impegno contribuisce a rendere ancora più complicata una ripresa immediata dei lavori sul terzo capitolo di 28 anni dopo.

«Per il momento, quindi, il progetto è stato messo in secondo piano», ha concluso Boyle.

Danny Boyle parla dell’intelligenza artificiale utilizzata in Ink

Durante l’incontro al London Film Festival, Danny Boyle ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale nel cinema, spiegando le scelte compiute durante la realizzazione del suo nuovo film Ink.

Il lungometraggio racconta l’ascesa del quotidiano britannico “The Sun” alla fine degli anni Sessanta, concentrandosi sulle figure dell’editore Rupert Murdoch e del direttore Larry Lamb.

Ink di Danny Boyle

Boyle ha confermato di aver utilizzato l’intelligenza artificiale in maniera limitata, soprattutto per ricreare sullo schermo l’aspetto dell’ex prima ministra britannica Margaret Thatcher. Il regista ha precisato di aver prestato particolare attenzione affinché l’impiego di queste tecnologie non comportasse la sostituzione di lavoratori coinvolti nella produzione.

Boyle ha spiegato che la scelta nasceva dalla volontà di evitare un’imitazione tradizionale della figura politica.

«Era molto importante per noi non utilizzare un’imitatrice di Thatcher», ha dichiarato.

Il regista ha ricordato come il rapporto tra Margaret Thatcher e Larry Lamb sia stato ampiamente documentato, citando anche alcuni episodi relativi ai loro incontri privati.

«Era solita andare nell’ufficio di Larry Lamb a tarda notte, dopo che l’edizione del giornale era stata mandata in stampa, e bevevano whisky insieme. Si toglieva le scarpe e si rannicchiava sul divano. Volevo che fosse proprio lei», ha dichiarato Boyle, chiarendo la motivazione artistica alla base della scelta.

Boyle ha inoltre ammesso di non aver richiesto preventivamente l’autorizzazione agli eredi di Margaret Thatcher.

La decisione, secondo il regista, è legata alla convinzione che la rappresentazione artistica delle figure pubbliche non debba essere subordinata al controllo dei loro familiari o dei soggetti che ne gestiscono l’eredità.

«Ho scelto di non chiedere il permesso agli eredi», ha spiegato.

«Non credo che gli eredi di persone come Margaret Thatcher debbano avere il controllo sulla nostra capacità di esprimere attraverso l’arte delle idee su quale sia stata la loro influenza sulle nostre vite. Per me era una questione davvero importante».

Pubblicità

Condividi:

Ti potrebbe interessare