Musk, Alex Gibney racconta le difficoltà a distribuire il documentario su Elon Musk

Musk, Alex Gibney racconta le difficoltà a distribuire il documentario su Elon Musk

Musk, Alex Gibney racconta le difficoltà a distribuire il documentario su Elon Musk

Alex Gibney ha raccontato le difficoltà incontrate durante la realizzazione e la distribuzione di Musk, il suo nuovo documentario dedicato a Elon Musk, presentato lo scorso mese alla Mostra del cinema di Venezia. In un’intervista al New York Times, il regista premio Oscar ha spiegato di aver tentato ripetutamente di coinvolgere l’imprenditore nel progetto, senza ottenere la sua collaborazione, e ha confermato che Universal Pictures ha avuto esitazioni riguardo alla distribuzione internazionale del film.

Il documentario, della durata di tre ore e 45 minuti, analizza la figura del fondatore di SpaceX e amministratore delegato di Tesla, concentrandosi sulla sua crescente influenza pubblica, sulle attività imprenditoriali e sulle controversie che hanno accompagnato la sua vita personale e professionale.

Musk non compare direttamente nel film attraverso un’intervista realizzata per l’occasione. Gibney ha però utilizzato un avatar digitale dell’imprenditore per simulare alcune conversazioni, basate su dichiarazioni pubbliche reali di Musk, una soluzione adottata dopo i tentativi falliti di ottenere la sua partecipazione.

Nel frattempo, Musk ha criticato duramente il documentario e il suo autore, definendo il film un’opera realizzata per screditarlo.

Alex Gibney ha cercato di intervistare Elon Musk per il documentario

Durante la conversazione con il New York Times, Alex Gibney ha spiegato che l’assenza di Elon Musk dal documentario non è stata una scelta iniziale della produzione. Il regista e la produttrice Jessie Deeter hanno infatti cercato di contattare direttamente l’imprenditore, nella speranza di ottenere un’intervista che permettesse di includere anche il suo punto di vista. Deeter conosceva già Musk grazie a due precedenti produzioni e disponeva sia del suo numero di cellulare sia di un indirizzo email.

«Lo abbiamo contattato», ha raccontato Gibney. «Jessie Deeter lo conosceva grazie a due film precedenti. Aveva il suo numero di cellulare e un indirizzo email». La produttrice gli ha scritto più volte, utilizzando approcci differenti per spiegare le intenzioni del progetto.

«Gli ha inviato messaggi a volte informali, altre volte molto dettagliati, spiegando quanto desiderassimo conoscere la sua prospettiva».

La risposta di Musk è arrivata pubblicamente attraverso Twitter: «Gibney è uno stronzo».

Elon Musk contro il documentario: «Non ha alcuna integrità»

Le tensioni tra Elon Musk e Alex Gibney sono proseguite anche in vista dell’uscita del film, arrivato nelle sale statunitensi il 9 ottobre. L’imprenditore ha espresso pubblicamente un giudizio fortemente negativo sul documentario, definendolo un “hit piece”, espressione utilizzata per indicare un’opera costruita con l’intenzione di danneggiare la reputazione di qualcuno.

Elon Musk

Musk, da fine ed elegante poeta qual è, ha inoltre dichiarato che «gli escrementi di cane meritano più rispetto», accompagnando il commento con ulteriori attacchi personali al regista. Secondo l’imprenditore, Gibney «non ha ALCUNA integrità» ed è «un essere umano orribile».

Si tratta di accuse espresse direttamente da Musk, alle quali il documentarista ha risposto raccontando le difficoltà incontrate nel tentativo di raccogliere testimonianze e costruire il film. Gibney ha infatti spiegato che l’atteggiamento dell’imprenditore avrebbe influito anche sulla disponibilità di alcune persone a concedere interviste.

Le difficoltà nel coinvolgere amici e collaboratori di Musk

Oltre a cercare un confronto diretto con Elon Musk, la produzione ha contattato numerose persone appartenenti alla sua cerchia personale e professionale. Secondo Alex Gibney, diversi amici e collaboratori dell’imprenditore hanno rifiutato di partecipare al documentario per timore di parlare senza la sua approvazione.

«Ho contattato molti suoi amici e colleghi di lavoro, e parecchi mi hanno detto: “Non posso parlare con te perché Elon non ti darà il permesso”», ha raccontato. Il regista ha quindi dovuto confrontarsi con una serie di rifiuti che hanno reso più complessa la raccolta delle testimonianze.

Tra le persone che hanno invece contribuito al film ci sono Ashley St. Clair, ex compagna di Musk e madre di uno dei suoi quattordici figli, e Justine Musk, prima moglie dell’imprenditore.

Gibney ha indicato entrambe le interviste come risultati particolarmente importanti per la realizzazione del documentario.

Universal Pictures ha esitato a distribuire Musk all’estero?

Un altro argomento affrontato da Gibney nell’intervista riguarda il comportamento di Universal Pictures, coinvolta nella distribuzione del documentario. Nel settembre 2026 era emerso che Musk avrebbe ottenuto una distribuzione internazionale nonostante le minacce di azioni legali attribuite all’imprenditore.

Il regista ha però confermato che lo studio aveva manifestato esitazioni riguardo ai piani di uscita. Quando il giornalista del New York Times gli ha chiesto direttamente se Universal avesse avuto dei ripensamenti, Gibney ha risposto affermativamente. Interrogato sulle ragioni di questa incertezza, il documentarista ha avanzato una possibile spiegazione, senza presentarla come un fatto accertato.

«Erano preoccupati che, nell’attuale clima politico, un film sull’uomo più ricco del mondo potesse risultare problematico? Forse, ma dovreste chiederlo a loro».

Universal Pictures, dal canto suo, ha ribadito la propria posizione attraverso una dichiarazione già diffusa in precedenza. «Siamo sempre stati intenzionati a distribuire questo film e i nostri piani non sono cambiati».

Lo studio non ha fornito ulteriori commenti sulle dichiarazioni del regista.

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