A differenza di altre ricorrenze, Halloween non è una festa particolarmente sentita in Italia. Spesso finisce per essere scambiata per un secondo Carnevale, perdendo quasi del tutto quelle atmosfere e quei temi cupi ma divertenti che la caratterizzano. Questa mancanza si nota ancora di più nel mondo dell’animazione per bambini, dove i contenuti dedicati sono davvero pochi. Eppure, quando si è puntato su questo genere — basti pensare a successi come Hotel Transylvania o Frankenweenie —, la risposta dei più piccoli è sempre stata entusiasta.
Protagonisti di Shaun, vita da pecora – Operazione Z.U.C.C.A. sono come sempre la simpatica pecora Shaun e il resto del gregge, che ormai conosciamo quanto meno dal 2015 quando, dopo circa un decennio passato in tv come protagonisti di una serie della BBC, hanno fatto il salto verso il cinema con Shaun, Vita da Pecora – Il Film. Insieme al gregge, nel mondo di Shaun sono sempre centrali anche il contadino – che più che prendersi cura lui di loro, é sempre un bonario ostacolo – e il cane Bitzer, che fa da ponte tra i due mondi.
La trama
Shaun e tutti gli animali della fattoria si preparano ad accogliere Halloween coltivando un perfetto campo di zucche. Nonostante la cura meticolosa, un giorno il campo viene distrutto e un mostro che improvvisamente si aggira nel paese sconvolgendo la vita delle pecore e del resto degli abitanti.
L’arte della stop-motion
Sul piano visivo, Operazione Z.U.C.C.A. porta avanti con orgoglio la grande tradizione dello studio Aardman: la stop-motion. In questo capitolo, però, la tecnica raggiunge un livello di dettaglio e di spettacolarità mai visto prima nella serie. I registi Steve Cox e Matthew Walker hanno spinto al massimo questo metodo artigianale, arricchendolo con un taglio visivo straordinario.
- Leggi anche: Shaun, vita da pecora: Operazione Z.U.C.C.A., da Psycho a Shining: tutti i riferimenti horror
Tutti i personaggi sono veri e propri pupazzi in plastilina e silicone modellati interamente a mano. Per dare l’illusione del movimento, gli animatori spostano i modelli di un solo millimetro alla volta, scattando una fotografia a ogni piccolissimo cambio di posizione per comporre i 24 fotogrammi al secondo che vediamo su schermo.

L’ambientazione di questo film ha reso il lavoro ancora più complicato: ricreare le atmosfere horror, fatte di ombre e penombre, è stata una vera e propria sfida. La difficoltà maggiore ha riguardato il pelo del mostro “Bigfoot”: ogni volta che l’animatore tocca il pupazzo rischia infatti di spostare la pelliccia, creando discontinuità tra un fotogramma e l’altro. Per superare questo ostacolo, i laboratori Aardman hanno creato materiali speciali capaci di mantenere la forma e restare perfetti nel tempo, senza perdere quell’effetto soffice e naturale.
Tra l’horror e l’antispecismo
Oltre a immergere lo spettatore in un’atmosfera spettrale e divertente, il film offre continui spunti educativi particolarmente preziosi per il pubblico dei più giovani. I due registi usano la tecnologia come elemento comico per ironizzare sulla nostra ossessione di voler automatizzare ogni cosa.
Ogni volta che i personaggi provano ad affidarsi a macchinari fantascientifici per semplificarsi la vita, la situazione finisce inevitabilmente in catastrofe: succede ad esempio quando Shaun costruisce un marchingegno per riparare il campo di zucche, rischiando di distruggere l’intero paese. La critica all’iper-connessione passa anche attraverso dettagli immediati e visivi, come il ragazzo costantemente incollato allo smartphone che non si accorge di ciò che gli succede intorno.

Insieme alla componente satirica, il film inserisce messaggi d’inclusione importanti per il panorama dei media per l’infanzia, come la presenza di una coppia formata da due donne. Il franchise dimostra così di sapersi rinnovare, superando i vecchi stereotipi della famiglia tradizionale.
A questo si aggiunge uno sguardo aperto e antispecista. Il film mette apertamente in discussione l’idea di superiorità dell’uomo sulla natura: gli animali non sono semplici comparse o specchi delle virtù umane, ma individui con una propria vita, le loro abitudini e una forte comunità — come dimostra la dedizione con cui il gregge si prende cura del proprio orto.
L’arrivo al cinema di Shaun, vita da pecora – Operazione Z.U.C.C.A. rappresenta un’ottima occasione per avvicinare i più piccoli a valori contemporanei e profondi, riscoprendo al tempo stesso una festa spesso sottovalutata.
