Jamie Lee Curtis ha costruito una parte fondamentale della propria carriera nel cinema horror, ma ancora oggi non ama guardare film che fanno paura. L’attrice lo ha raccontato insieme a John Carpenter all’Academy Museum, dove i due si sono riuniti per una proiezione di Halloween, il film del 1978 che segnò l’esordio cinematografico di Curtis.
L’incontro ha inaugurato “John Carpenter: Prince of Darkness”, retrospettiva di un mese organizzata in occasione dell’apertura della mostra “The Horror Show”, dedicata alla storia del cinema horror. Durante la conversazione Carpenter e Curtis sono tornati sulla lavorazione di Halloween, ricordando il casting dell’attrice, le difficoltà di una produzione a basso budget, la nascita della colonna sonora e la risposta inizialmente tutt’altro che entusiasta riservata al film.
«Ho dedicato tutta la mia vita ai film horror, eppure non mi piacciono», ha ammesso Curtis. «Non mi piace avere paura. Non andrei a vedere questa mostra. Non ho alcun interesse a sapere niente di tutto questo».
La risposta di Carpenter è arrivata immediatamente: «Sei una fifona».
Jamie Lee Curtis ottenne Halloween dopo essere stata licenziata da una serie TV
Quando Halloween entrò nella sua vita, Jamie Lee Curtis aveva appena perso il proprio lavoro nella serie televisiva tratta da Operazione sottoveste, film di Blake Edwards nel quale aveva recitato suo padre Tony Curtis.
«Mi licenziarono, ed è per questo che ero disponibile per presentarmi al provino», ha ricordato.
Carpenter ha attribuito alla co-sceneggiatrice e produttrice Debra Hill un ruolo importante nella scelta dell’attrice. Al regista, però, bastò il primo giorno sul set per convincersi di aver trovato la persona giusta per Laurie Strode.
«Ricordo che dopo il primo giorno di riprese pensai: “Mio Dio, questa ragazza ce l’ha. È bravissima”», ha raccontato Carpenter.
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Quella sera il regista telefonò direttamente a Curtis. L’attrice, reduce dalla precedente esperienza professionale, pensò immediatamente che la chiamata significasse un nuovo licenziamento. Carpenter voleva invece semplicemente complimentarsi per il lavoro svolto.
«È stata l’unica volta nella mia carriera in cui un regista mi ha chiamata dopo una giornata di lavoro», ha ricordato Curtis.
La maschera di Michael Myers e le soluzioni di un film a basso budget

Durante l’incontro i due hanno ripercorso anche alcuni degli elementi diventati più riconoscibili di Halloween, a partire dalla maschera di Michael Myers.
Come è noto, la produzione utilizzò una maschera di William Shatner nei panni del capitano Kirk, successivamente modificata dallo scenografo Tommy Lee Wallace fino a ottenere il volto inespressivo associato al killer.
Le risorse limitate imposero però soluzioni creative anche per aspetti molto più semplici. Il film è ambientato durante Halloween, ma le riprese si svolsero a marzo: gli alberi ancora verdi rappresentavano quindi un problema per ricreare l’atmosfera autunnale richiesta dalla storia.
Per mascherare la stagione reale, durante le riprese venivano continuamente lanciate nell’inquadratura foglie vecchie e dipinte, utilizzate per distogliere l’attenzione dalla vegetazione circostante.
Un esempio delle numerose soluzioni artigianali con cui Carpenter e la sua troupe riuscirono a costruire l’atmosfera del film nonostante il budget ridotto.
John Carpenter compose la musica di Halloween in tre giorni

Anche la celebre colonna sonora di Halloween nacque direttamente dalle limitazioni economiche della produzione.
Carpenter compose ed eseguì personalmente la musica del film. Alla domanda sul motivo per cui avesse deciso di occuparsene in prima persona, il regista ha risposto con la consueta ironia: «Non avevamo soldi per nessun altro».
Il lavoro fu comunque estremamente rapido.
«Avevo composto la musica del film che avevamo realizzato prima di Halloween, Distretto 13 – Le brigate della morte, in un giorno. Halloween ne richiese tre. Era molto più grande», ha scherzato Carpenter.
Un contributo determinante alla dimensione visiva del film arrivò invece dal direttore della fotografia Dean Cundey. Carpenter e Curtis hanno ricordato in particolare l’utilizzo fluido della Panaglide, una delle prime alternative alla Steadicam, fondamentale per alcuni dei movimenti di macchina più riconoscibili di Halloween.
Tra questi c’è soprattutto la sequenza iniziale, costruita per apparire come un lungo piano sequenza dal punto di vista del giovane assassino, anche se al suo interno sono presenti due tagli nascosti.
Il piano sequenza iniziale fu girato l’ultimo giorno
Il prologo di Halloween venne realizzato nell’ultimo giorno di lavorazione.
La scena è ambientata nel passato e la casa utilizzata per le riprese doveva apparire in condizioni migliori rispetto alle sequenze, già girate, nelle quali veniva mostrata in stato di abbandono. Secondo il racconto di Curtis, cast e troupe collaborarono quindi per ridipingere e sistemare l’edificio prima di realizzare la sequenza.
Curtis non compariva nel prologo, ma decise comunque di rimanere sul set per assistere alle riprese. Convinta di aver partecipato a qualcosa di particolare, chiese poi a Cundey se potesse conservare il ciak utilizzato durante la produzione.
Una volta portato a casa, scoprì però un dettaglio inatteso.
«Dean usava quel ciak da anni», ha raccontato. «All’epoca mettevano semplicemente un altro pezzo di nastro adesivo sopra il nome del film e scrivevano quello nuovo. Dean aveva lavorato in parecchi porno, quindi sotto il pezzo di nastro con scritto Halloween ci sono un sacco di film porno».
Quasi cinquant’anni dopo, quel ciak è diventato a sua volta un pezzo da museo: insieme alla sceneggiatura utilizzata personalmente da Curtis durante le riprese e alla sua copia della locandina originale, fa parte dei materiali espostiiti in “The Horror Show”.
John Carpenter: «Le recensioni erano terribili»
Carpenter ha ricordato come le prime recensioni fossero molto negative, prima che il passaparola iniziasse progressivamente a cambiare il destino del film.
«Uscì e le recensioni erano terribili», ha raccontato. «Ne ricordo una che diceva: “John Carpenter non sa dirigere gli attori”. Ma poi è cresciuto. C’è stato il passaparola».
Curtis ha ricordato invece il momento in cui comprese davvero una delle indicazioni che Carpenter le aveva ripetuto durante le riprese: rendere Laurie Strode più vulnerabile.
L’attrice andò a vedere il film insieme al pubblico e, durante la scena nella quale Laurie attraversa la strada per entrare nella casa occupata da Michael Myers, una spettatrice si alzò gridando: «Non entrare! C’è un assassino lì dentro!».
«Quello è stato il momento in cui ho capito cosa significasse la vulnerabilità», ha spiegato Curtis. «Perché lei teneva a Laurie. Voleva proteggere Laurie».
«Era cinema indipendente fin nel midollo»
«È stato realizzato velocemente», ha raccontato Curtis. «La troupe era minuscola. Avevano tutti meno di trent’anni. È stato fantastico. Era cinema indipendente fin nel midollo. Era semplicemente bellissimo. È stata un’esperienza incredibile».
La proiezione all’Academy Museum ha aperto la retrospettiva “John Carpenter: Prince of Darkness”, che comprende diversi titoli della filmografia del regista, tra cui Il seme della follia, Grosso guaio a Chinatown, La cosa, Vampires e Avventure di un uomo invisibile.
La rassegna accompagna “The Horror Show”, mostra dedicata all’evoluzione dell’horror dalle sue origini fino al cinema contemporaneo. Tra i materiali esposti figurano un facehugger originale di Alien di Ridley Scott, storyboard de L’esorcista e costumi e oggetti di scena provenienti da film come Scream, Saw e Noi.
