Dopo una prima giornata, come sempre, interlocutoria e dedicata quasi esclusivamente alle aperture delle varie sezioni che compongono la Mostra, Venezia 83 entra subito nel vivo con alcuni dei film più attesi della selezione. Oggi è stato subito il turno di Wild Horse Nine, l’attesissimo ritorno alla Mostra di Martin McDonagh a quattro anni dallo straordinario Gli Spiriti dell’isola. Le aspettative erano alte e il regista irlandese non ha deluso, alzando immediatamente l’asticella qualitativa e lanciando John Malkovich verso un meritatissimo e attesissimo Oscar.
Sempre in concorso arriva anche il particolarissimo film di Werner Herzog, Bucking Fastard, a tratti riuscitissimo, a tratti inconsistente. Fuori concorso, invece, il buon Everest: The other side, documentario del duo premio Oscar composto da Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin.
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Everest: The other side – Venice Open non-fiction

Everest: The Other Side parte da un’impresa sportiva apparentemente impossibile per raccontare soprattutto una storia di amore, perdita ed elaborazione del lutto. Il sogno condiviso dagli scialpinisti Jim Morrison e Hilaree Nelson – scalare l’Everest per poi discenderne con gli sci, tutto dalla pericolosissima parete nord – assume infatti un significato completamente diverso dopo la tragedia e la decisione di Morrison di portarlo a compimento.
Sette anni di riprese seguono così una sfida estrema in cui la spettacolarità dell’avventura si intreccia alla dimensione più intima del dolore, interrogandosi sui sacrifici richiesti dalla ricerca dei propri limiti e su ciò che rimane di un progetto condiviso quando si è costretti a proseguirlo da soli. Come già facevano con Free Solo e Meru, Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi si dimostrano straordinari nel saper catturare immagini di momenti straordinari.
Un film emozionante, a tratti però con una mano troppo pesante e ad un passo dal ricattatorio per un film che ha una storia così incredibile ed emotiva che non avrebbe avuto bisogno di certe scelte di montaggio. Ma al di là di queste sbavature, il documentario funziona benissimo ed è da vedere al cinema sullo schermo più grande possibile.
Bucking Fastard – Concorso

Bucking Fastard è un film su due sorelle, Jean e Joan Holbrooke, così unite da parlare all’unisono, amare lo stesso uomo e condividere gli stessi sogni. Persino i loro lapsus sono identici e pronunciati all’unisono. Non possiamo vedere il mondo attraverso i loro occhi, ma possiamo osservare il modo in cui il mondo reagisce a loro: attraverso i tribunali e la stampa, attraverso coloro che cercano di aiutarle e coloro che vogliono sfruttarle, attraverso lo sguardo di animali domestici e selvatici, e persino attraverso l’eco delle loro stesse vite nelle profondità della terra.
Quella delle sorelle Chaplin è una storia così herzoghiana che è impossibile restare sorpresi dal fatto che il regista l’ha inseguita per anni. Il cuore del film c’è una sorta di fiaba nera sulla ricerca del vero amore e della propria visione del mondo, che Werner Herzog costruisce partendo molto liberamente da un incontro realmente avvenuto negli anni Ottanta con Freda e Greta Chaplin, gemelle identiche nate a York, in Inghilterra.
Bucking Fastard è un Herzog minore, essenziale, a tratti fastidioso ma profondamente ipnotico come la voce cantilenante delle sorelle Holbrooke/Chaplin.
Wild horse nine – Concorso

Poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, gli agenti della CIA Chris e Lee vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro capo, MJ. Tra le emblematiche statue dell’isola, mentre i due compagni di lunga data si confrontano con i propri oscuri trascorsi e con le cospirazioni del presente, il legame stretto da Chris con due studentesse ribelli rischia di far prendere una piega imprevista al soggiorno di tutti in questo remoto paradiso.
McDonagh porta in scena un film che non ha paura di affrontare vicende storiche realmente accadute e di denunciare come la CIA, e più in generale gli Stati Uniti, abbiano da sempre condizionato l’assetto politico globale. Non si tratta di messaggi velati o lasciati tra le righe, bensì di una presa di posizione politica chiara e rivendicata per tutta la durata dell’opera. Si cita la guerra civile in Guatemala, l’invasione della Baia dei Porci, l’assassinio di Kennedy e una serie di interventi che hanno irrevocabilmente segnato il corso della storia.
Un film che da solo alza l’asticella di tutta la Mostra e che si candida già ora, al secondo giorno, ad essere il film da battere in chiave premi pesanti.
Domani a Venezia 83
Il programma di Venezia 83 ripartirà domani dal concorso con Mr. Nelson, did you kill people? di Shin’ya Tsukamoto e 15/18 di Cédric Kahn. Ma il film più atteso della giornata arriva dal fuori concorso ed è decisamente The basics of philosophy di Paul Schrader.
